Pechino interrompa le violenze e le uccisioni, rilasci i monaci arrestati, apra un dialogo con il Dalai Lama
Ogni ora che passa giungono notizie gravissime da Lhasa e da tutto il Tibet. Le autorità cinesi hanno reagito con violenza alle manifestazioni pacifiche di questi giorni indette in occasione dell’anniversario dell’insurrezione tibetana del 10 marzo del 1959.
Alle manifestazioni nonviolente di migliaia di monaci a Lhasa e di tutto il paese si sono uniti migliaia di giovani esasperati da decenni di occupazione militare cinese, dalla colonizzazione forzata di migliaia di nuovi abitanti di etnia Han, dall’apartheid che impedisce ai 6 milioni di tibetani di sentirsi cittadini in casa propria, di poter professare liberamente la propria religione, di poter studiare la propria lingua.
In Tibet persino conservare una foto del Dalai Lama è considerato un reato grave punito con il carcere.
L’Italia in queste ore ha unito la sua voce a quella della comunità internazionale chiedendo la fine immediata delle violenze, la liberazione delle centinaia di monaci e di giovani arrestati, l’avvio di un dialogo con il Dalai Lama. Al momento la Cina ha risposto soltanto con un ultimatum di tipo militare invitando alla resa ed offrendo “clemenza” per coloro che si arrendono e continuando ad accusare, con un linguaggio stalinista e inaccettabile, la “cricca del Dalai Lama” di fomentare le violenze.
La chiusura di ogni forma di dialogo con il Dalai Lama e con il Governo Tibetano in Esilio è un grave errore: il Dalai Lama è la guida spirituale di milioni di buddisti ed è una persona che ha fatto della nonviolenza e della cultura della pace la caratteristica fondamentale della propria esistenza. Da anni oramai promuove un progetto politico moderato e ragionevole: non richiede l’indipendenza del Tibet dalla Cina, ma una reale autonomia per il Tibet all’interno della Repubblica Popolare Cinese, libertà religiosa e di pensiero.
In questi anni è stato trattato da Pechino come un pericolo ed un problema, oggi invece può e deve diventare parte della soluzione del problema.
E’ tempo che la Cina cambi rotta: dopo avere ottenuto grandi vantaggi per il proprio sviluppo dalla globalizzazione dell’economia è tempo che accetti la sfida della globalizzazione dei diritti. Si apra dunque al mondo e si integri finalmente appieno nella comunità internazionale: permetta ad osservatori delle Nazioni Unite di poter monitorare la realtà in Tibet, di visitare le carceri, di verificare il rispetto dei diritti umani.
Nelle prossime ore andrà monitorato da vicino lo sviluppo della situazione e la Repubblbica Popolare Cinese deve essere consapevole che la comunità internazionale non potrà tollerare ulteriori violenze ed uccisioni di monaci e civili innocenti.
I fatti di queste ore, infine, gettano un’ombra sinistra sulle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Non sarà facile realizzare un grande evento sportivo in una clima di violenza, intolleranza e repressione.
Popularity: -867% [?]
| Link | Scritto alle 01:24 da Gianni Vernetti

alexviterbo il 16 Mar 2008 alle 06:23 dice: 1
e se il mondo occidentale decidesse di non mandare delegazioni alle olimpiadi?
Giovanni Vuono (giotibet) il 16 Mar 2008 alle 13:37 dice: 2
Gianni, per favore! E’ necessaria una presa di posizione chiara e netta. Non aspettiamo che la tragedia assuma proporzioni gigantesche per condannare il regime cinese. Sei stato presidente dell’intergruppo e hai frequentato abbastanza la questione tibetana per essere a conoscenza di una realtà triste e dolorosa già da decenni. Non fare anche tu come il tuo ministro D’Alema che, ancora oggi non gli riesce di dire qualcosa di sinistra e di ora in ora aggiunge un tocchettino di amaro ai suoi commenti! Certo la posizione che esprime il Dalai Lama è inevitabilmente moderata e diplomatica. Anche perchè si rivolge ai cinesi con l’unica arma di cui dispone: la parola.
Noi, noi occidentali, ne abbiamo altre. A cominciare dal boicottaggio delle Olimpiadi. Non possiamo ammettere che i Giochi Olimpici, simbolo di pace, di libertà e di fratellanza, si svolgano laddove anche i più elementari diritti umani sono calpestati con la violenza più inaudita. Lo stiamo vedendo tutti. Nella tua moderazione non pretendo condivisione piena a quanto da me affermato, ma qualche parolina più saporita spendila anche tu. Suvvia!
sergio zucchi il 16 Mar 2008 alle 17:04 dice: 3
Caro Gianni,
credo che i diritti dell’Uomo e le questioni di politica internazionale meritino un diverso atteggiamento dalla classe politica italiana con uno strabismo legato alla politica interna più che agli avvenimenti internazionali, finora pensata come politica di un paese a sovranità limitata che usa parole raffinate e di circostanza. Dopo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, Dini ha rilasciato una intervista al Corriere in cui sosteneva che avevamo fatto dei torti a Belgrado(!), lui che era stato Ministro degli Esteri durante la guerra . Per fortuna ora sta con Berlusconi.. Se il Partito Democratico vuole crescere deve essere capace di crescere anche su questo terreno ed avere anche visioni politiche diverse al suo interno, non si può essere sempre succubi di D’Alema e delle sue titubanze, frutto di un passato che non è il nostro. Sergio Zucchi
Roxy il 16 Mar 2008 alle 18:50 dice: 4
Bravo Vernetti, grazie di cuore, ho appena letto che hai fatto la richiesta perchè la Cina , apra le porte ai funzionari dell’Onu, grazie. Ti prego, aiuta il popolo Tibetano, i monaci ci stanno mandando un messagio d’amore, purtroppo è sporco del loro sangue, accogli quel messaggio.
Ti ringrazio di cuore, ti saluto con stima, sai per adesso sei l’unica persona del governo Italiano che sta aiutando i Tibetani (oltre a Pannella, ovviamente lui è sempre il primo)Ciao Roxy
stefano il 16 Mar 2008 alle 23:35 dice: 5
Tutto bene, e non discuto del suo impegno riconosciuto da anni; ma quando sabato sul Riformista ha citato il governo italiano che avrebbe contribuito alle “pressioni”, durante l’ultima visita di Sua Santità in Italia, dopo la Merkel e Bussh, ebbene .. non prendiamoci in giro e non scriviamo menzogne, caro Vernetti, non è da lei; ci risuona ancora l’eco dei “non lo abbiamo invitato” piuttosto che dei “ci sono ragioni di stato”..Al contrario, Bush premiandolo e Merkel ricevendolo pubblicamente (come il comune di Torino, altri comuni piemontesi e lombardi, e singoli ministri a titolo personale..) lo hanno invece ricevuto con tutti gli onori, senza nascondersi dietro i diktat cinesi o a giustificazioni misere, per il grido di pace e d’aiuto che portava il Dalai Lama.
Speriamo che anche su questo fronte, Veltroni, inauguri davvero una nuova stagione. Per ora, a veder le sigle di chi manifesta x il Tibet persino in un momento del genere, mi pare che dobbiamo ancora sperare in Pannella. Dia gentilmente una sveglia al Pd, altrimenti la definirsi “Partito Democratico” risulta un pò ipocrita, se alle lotte per la democrazia si preferiscono i comizi di condominio.. e mercoledì scendete in massa in piazza,
siamo tutti tibetani, anche nel Pd.
cari saluti
sg
Gianni Vernetti il 17 Mar 2008 alle 00:08 dice: 6
Cari amici, come ben sapete sono l’unico esponente del Governo italiano ad avere incontrato il Dalai Lama con convinzione. L’ho visto varie volte e l’ultima volta l’ho incontrato sia a Roma che a Torino nella mia veste di Sottosegretario agli Affari Esteri e non certo in forma privata. Sul boicottaggio la penso come il Dalai Lama, anche se l’atteggiamento dei cinesi nelle prossime ore sarà cruciale. Se continueranno le uccisioni arbitrarie, i massacri e gli arresti indiscriminati sarà molto difficile che le Olimpiadi si possano svolgere regolarmente.
Credo che l’Italia, la UE e tutta la cominutà internazionale debbano tenere molto alta la pressione nei confonti della Cina in queste ore. Oggi ho chiesto l’invio di una missione delle Nazioni Unite per monitorare la situazione sul terreno, visitare le carceri, far sapere al mondo che cosa stia succedendo.
Piero Verni il 17 Mar 2008 alle 08:55 dice: 7
Caro Gianni, quanti morti pensi valga il boicottaggio delle Olimpiadi? Quanti torturati? Quanti rastrellati illegalmente?
No, tanto per sapere. Per capire.
Quelli che già ci sono non bastano? Gli 80 assassinati di Lhasa, le centinaia di carcerati e bastonati selvaggiamente nelle prigioni cinesi che GIA’ CI SONO, non ti sembrano sufficienti per mettere in crisi il carrozzone olimpico? Ok, stabilisci tu una cifra e facci sapere.
Facci sapere anche se non ti basta che i cinesi abbiano chiuso Lhasa a qualsiasi testimone. Non hanno solo cacciato i turisti stranieri ma anche gli stessi turisti cinesi.
E non basta nemmeno quello che QUOTIDIANAMENTE succede fuori dal Tibet? La repressione, che non vediamo in televisione ma che esiste quanto e più di quella contro i tibetani, attuata nel Turkestan orientale (Xinjang), le uccisioni e le torture contro gli inermi praticanti della Falun Dafa, gli arresti contro qualsiasi forma di dissenso?
No, tanto per sapere, diccelo quanti altri uiguri devono essere passati per le armi. Quanti altri esponenti della Falun Dafa uccisi e torturati. Quanti altri blogger dissidenti arrestati. E via dicendo. Mi fermo qui perché non voglio annoiarti e distoglierti dalle tue attività ministeriali, ricordandoti cose che sai benissimo.
Resto (restiamo) in attesa delle tue cifre. E vediamo se Pechino ti accontenterà. Nel qual caso saremo felici di accoglierti nelle fila di quanti ritengono una ferita (certo non la sola ma una delle peggiori) alla coscienza del mondo che un regime come quello di Pechino possa farsi bello pavoneggiandosi con la sua luccicante vetrina olimpica.
NO AI GIOCHI OLIMPICI IN CINA
Piero Verni il 17 Mar 2008 alle 09:40 dice: 8
Caro Gianni, quanti morti pensi valga il boicottaggio delle Olimpiadi? Quanti torturati? Quanti rastrellati illegalmente?
No, tanto per sapere. Per capire.
Quelli che già ci sono non bastano? Gli 80 assassinati di Lhasa, le centinaia di carcerati e bastonati selvaggiamente nelle prigioni cinesi che GIA’ CI SONO, non ti sembrano sufficienti per mettere in crisi il carrozzone olimpico? Ok, stabilisci tu una cifra e facci sapere.
Facci sapere anche se non ti basta che i cinesi abbiano chiuso Lhasa a qualsiasi testimone. Non hanno solo cacciato i turisti stranieri ma anche gli stessi turisti cinesi.
E non basta nemmeno quello che QUOTIDIANAMENTE succede fuori dal Tibet? La repressione, che non vediamo in televisione ma che esiste quanto e più di quella contro i tibetani, attuata nel Turkestan orientale (Xinjang), le uccisioni e le torture contro gli inermi praticanti della Falun Dafa, gli arresti contro qualsiasi forma di dissenso?
No, tanto per sapere, diccelo quanti altri uiguri devono essere passati per le armi. Quanti altri esponenti della Falun Dafa uccisi e torturati. Quanti altri blogger dissidenti arrestati. E via dicendo. Mi fermo qui perché non voglio annoiarti e distoglierti dalle tue attività ministeriali, ricordandoti cose che sai benissimo.
Resto (restiamo) in attesa delle tue cifre. E vediamo se Pechino ti accontenterà. Nel qual caso saremo felici di accoglierti nelle fila di quanti ritengono una ferita (certo non la sola ma una delle peggiori) alla coscienza del mondo che un regime come quello di Pechino possa farsi bello pavoneggiandosi con la sua luccicante vetrina olimpica.
NO AI GIOCHI OLIMPICI IN CINA
Gianni Vernetti il 17 Mar 2008 alle 10:34 dice: 9
Caro Piero, sono tra coloro che pensa che una vita umana valga quanto mille. Il problema non è la contabilità dei morti, dei torturati degli uccisi. E’ purtroppo evidente che ci troviamo di fronte ad un immane tragedia che dura da anni e che in queste ore si sta soltanto esacerbando.
Credo invece che la comunità internazionale debba assumere quelle iniziative in grado di produrre effetti positivi in Tibet e in tutta la Cina.
In queste ore tutti i paesi europei insieme agli USA stanno discutendo a fondo quali iniziative adottare. Ovviamente, come è successo dopo Tienanmen, le azioni efficaci saranno quelle che potranno essere adottate da un numero considerevole di paesi.
Il boicottaggio delle Olimpiadi è ovviamente un’ipotesi, anche se non credo, al momento, sia la più efficace.
La libertà in Tibet è intimamemte legata alla democrazia ed alla libertà in tutto la Cina. Le azioni che pensiamo dunque devono essere pensate in quella prospettiva: come favorire un vero processo democratico in tutto il Paese.
In questo senso le Olimpiadi saranno un momento di grande apertura della Cina nei confronti del mondo e costringeranno quel paese ad accettare migliaia di giornalisti che credo passeranno gran parte del loro tempo a girare il paese piuttosto che a solo a seguire gli eventi olimpici.
Credo che le Olimpiadi più che a celebrare un regime potranno servire per far conoscere al mondo la realtà di un regime che fino ad ora ha saputo soltanto cogliere i vantaggi della globalizzazione economica senza accettare la sfida della globalizzazione dei diritti.
Piero Verni il 17 Mar 2008 alle 14:57 dice: 10
Sono anni che quelli che vogliono a tutti i costi che si tengano le Olimpiadi a Pechino la menano con questa storia che saranno un grande momento di apertura. Ora mancano all’8 di agosto una manciata di settimane e ti sembra di intravedere i prodromi di queste aperture? Dove? Nei massacri di Lhasa? In quelli di Urunchi? Nell’oscuramento di “YouTube” su tutto il territorio cinese? Nel ferreo controllo poliziesco di ogni accesso a Internet? Nella schedatura dei giornalisti stranieri in arrivo per i giochi olimpici? Nella Tienanmen cieca, sorda e muta che i cinesi stanno preparando per le prossime ore nella capitale tibetana?
Ma dai! La realtà è che la celebrazione della Olimpiade 2008 verrà giocata dal governo di Pechino nell’identico modo in cui lo fece quello nazista nel 1936 con l’olimpiade di Berlino. Vale a dire un’immensa vetrina propagandistica che consenta al regime di accreditarsi definitivamente agli occhi del mondo.
Questa è la realtà autentica delle cose.
Caro Gianni, muovi il culo, ricordati di quando eri un sostenitore della causa tibetana e “dì qualcosa di sinistra”, vale a dire: BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI A PECHINO!
Che serva quanto meno come, sia pur minimo deterrente, alla violenza repressiva del governo di Pechino e a tenerlo sotto la lente di ingrandimento dell’attenzione dell’opinione pubblica.
holdenC il 17 Mar 2008 alle 16:52 dice: 11
Che lingua capiscono i tiranni di pechino? non quella della diplomazia, non quella dei principi, nè quella dei buoni sentimenti. Vogliamo colpirli nell’unico modo che possa ottenere qualche riscontro? Non mandiamo le delegazioni europee a Pechino.
stefano il 17 Mar 2008 alle 22:52 dice: 12
Grazie Gianni, ora sì che siamo onesti, la posizione del governo italiano era tutt’altro che assimilabile a quella della Merkel, solo per fare un esempio e la conferma sta tutta nel tuo “sono l’unico del governo italiano ad aver incontrato il Dalai Lama con convinzione”.
Già, speriamo che oggi diverse coscienze si siano svegliate.. Grazie per l’impegno, facciamo ora pressioni per fare in modo che il Tibet torni libero, che il Tibet torni ai tibetani.
OM MANI PADME HUM
sg
Piero Verni il 18 Mar 2008 alle 10:17 dice: 13
Roma, 18 mar. (Apcom) – Decine di prigionieri tibetani, ammanettati e con la testa fasciata, sono stati fatti sfilare su autocarri militari per le strade di Lhasa, la capitale del Tibet. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni citati dal Times, quattro autocarri con a bordo circa 40 persone, perlopiù giovani uomini e donne tibetani, hanno percorso le principali strade della città, mentre gli altoparlanti rilanciavano l’appello alla resa a quanti hanno partecipato alle proteste di venerdì scorso. Ancora incerto il bilancio delle vittime, con il governo tibetano in esilio che riferisce di centinaia di vittime, mentre per Pechino i morti sono 16. E’ scaduto ieri a mezzanotte, le 17 in Italia, l’ultimatum imposto dalle autorità cinesi per la resa dei manifestanti. Gli stessi testimoni hanno riferito di perquisizioni casa per casa, con i militari che hanno controllato i documenti di identità e l’atto di residenza, portando via quanti ne sono risultati sprovvisti. Ieri, il governatore del Tibet, Champa Phuntsok, ha ribadito davanti al Parlamento cinese che le autorità agiranno con severità verso i responsabili delle proteste: “Nessun paese consentirebbe a questi delinquenti o criminali di sfuggire alla giustizia e la Cina non fa eccezione”.